18/1/2014

Percorsi giovanili per interventi civili di pace


Era il 2011 e ARCI Servizio Civile Trieste iniziava, in collaborazione con il Comitato “D.Dolci” e la partecipazione della Provincia di Trieste, una serie di interventi in alcuni Istituti Superiori (Carli, Preseren, Carducci, …) di promozione di una cultura della pace, della solidarietà e della nonviolenza riconoscendo la validità e l’innovazione dei corpi civili di pace, proseguendo ed evolvendo il concetto di obiezione di coscienza che ha portato oggi al servizio civile coinvolgendo centinaia di giovani studenti.


E quindi arriva con piacere l’approvazione del finanziamento per i “Corpi Civili di Pace” con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro degli Affari Esteri, risultato di un emendamento derivante da un'iniziativa dell’on. Giulio Marcon (Sel) che dopo un’iniziale bocciatura è stato fatto proprio dal Governo. Con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati sulla Legge di Stabilità vengono stanziati nel triennio 2014-2016, suddivisi equamente per ciascun anno, nove milioni di euro per “l'istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale”. Per la prima volta in Italia viene prevista quindi una sperimentazione verso una struttura più volte teorizzata da studiosi e dai movimenti pacifisti e nonviolenti ma che non aveva mai trovato percorsi di attuazione concreta.


Un ruolo propulsivo non secondario che ha portato a questa storica decisione è stato probabilmente l’ultimo documento elaborato da Alex Langer, pochi giorni prima della sua dipartita, quello preparato nel giugno del 1995 per la creazione di un corpo civile di pace europeo, pubblicato su Azione nonviolenta nell’ottobre dello stesso anno. Nel pieno della crisi Jugoslava, dopo il drammatico appello per l’intervento internazionale volto a per rompere l’assedio di Sarajevo (“L’Europa nasce o muore a Sarajevo”), Langer immagina una vera e propria forza disarmata, costituita “dall’Unione Europea sotto gli auspici dell’ONU”, inizialmente composta da almeno un migliaio di persone, tra professionisti e volontari, ma tutti perfettamente formati ed equipaggiati per intervenire nei conflitti internazionali prima dell’esposizione della violenza e capaci di rimanervi efficacemente anche durante la fase acuta. Il corpo di pace, scrive tra l’altro Langer “nel fare ciò ha solo la forza del dialogo nonviolento, della convinzione e della fiducia da costruire o restaurare. Agirà portando messaggi da una comunità all’altra. Faciliterà il dialogo all’interno della comunità al fine di far diminuire la densità della disputa. Proverà a rimuovere l’incomprensione, a promuovere i contatti nella locale società civile. Negozierà con le autorità locali e le personalità di spicco. Faciliterà il ritorno dei rifugiati, cercherà di evitare con il dialogo la distruzione delle case, il saccheggio e la persecuzione delle persone. Promuoverà l’educazione e la comunicazione tra le comunità. Combatterà contro i pregiudizi e l’odio. Incoraggerà il mutuo rispetto fra gli individui. Cercherà di restaurare la cultura dell’ascolto reciproco. E la cosa più importante: sfrutterà al massimo le capacità di coloro che nella comunità non sono implicati nel conflitto (gli anziani, le donne, i bambini)”.


Quasi vent’anni dopo, seppure non sia ancora stato istituito un corpo civile di pace, né internazionale né italiano, le idee di Langer hanno continuato a fecondare iniziative, proposte e progetti ad entrambi i livelli e lungo tre direttrici principali: i “corpi civili di pace” propriamente detti, gli “interventi civili di pace” a cura della società civile organizzata, il Servizio Civile come “difesa civile, non armata e nonviolenta”.


Per quanto riguarda il Servizio Civile, probabilmente l’Italia ha la normativa più avanzata e più disattesa d’Europa. Un corpus di ben tre leggi (l. 230/98, l. 68/2001, d.lgs. 77/2002) e di almeno due sentenze della Corte costituzionale (n. 164/85 e n. 228/04) istituiscono nel nostro Paese la “difesa civile non armata e nonviolenta” attraverso l’istituto del servizio civile nazionale, attribuendo allo Stato il compito di predisporne la ricerca e la sperimentazione. Nel 2004 è stato costituito il Comitato consultivo per la difesa civile (vittima nel 2011 dei tagli alla spesa di Monti) il quale, oltre alla elaborazione di documenti di riferimento per la materia, ha progettato la prima sperimentazione istituzionale di “difesa civile non armata e nonviolenta” in campo internazionale realizzata da sei volontari in servizio civile, l’intervento di sostegno alla riconciliazione nelle “vendette di sangue” nel nord Albania.


Si realizza così il sogno di Alex Langer dei Corpi civili di pace? Si e no. Si pongono le basi di un vero contingente italiano di volontari civili per progetti internazionali di difesa civile non armata e nonviolenta, dopo la sperimentazione dei sei volontari in Albania. E’ un importante passo, quantitativo e qualitativo, nella direzione giusta, accolto positivamente dalle Reti del servizio civile e del disarmo, per di più giunto nel momento di massima debolezza del servizio civile, per cui assume anche il valore politico di ribadire la pari dignità tra la difesa civile e quella militare. Non è ancora il corpo civile stabile e professionalizzato immaginato da Langer su dimensione europea, ma ne può diventare – almeno sul piano nazionale – l’elemento propulsore. Perché ciò avvenga è necessario costruire intorno a questo nucleo le adeguate condizioni legislative, preparare i prossimi passi agendo ancora in maniera virtuosa dall’interno e dall’esterno del parlamento.


Dall’interno, a cura dei Parlamentari per la pace, approntando un progetto di legge quadro sulla pace, che rilanci il diritto per tutti al servizio civile quale mezzo e strumento della difesa civile non armata e nonviolenta della patria e istituisca il relativo “dipartimento per la difesa civile” come evoluzione del “comitato consultivo”; istituisca un vero corpo civile di pace prevedendo anche la possibilità del passaggio, dopo un anno, per i giovani interessati dal volontariato al professionismo civile; crei anche in Italia, come in altri paesi europei, un Istituto pubblico di ricerca sulla pace ed avvii un programma di educazione alla nonviolenza nelle scuole di ogni ordine e grado.


Dall’esterno del Parlamento, a cura delle Reti per la pace ed il servizio civile, attraverso una campagna per il disarmo e la difesa civile, per la pari dignità tra la due forme di difesa già previste dal nostro ordinamento, che promuova insieme al diritto per tutti i giovani al servizio civile il diritto per tutti i cittadini a finanziare la difesa disarmata invece che quella armata.


fonte: Controllarmi