26/9/2013

L’intervento di Licio Palazzini (Presidente Nazionale ARCI Servizio Civile)

all’11° FORUM SBILANCIAMOCI, Roma 6-8 settembre 2013


La diseguaglianza fra i cittadini europei è sotto i nostri occhi anche se nei singoli Paesi assume caratteristiche e gravità diverse. L’Italia è nel gruppo di testa di quelli che maggiormente hanno aggravato le diseguaglianze.

Anche questo va messo nel bilancio del berlusconismo e del blairismo delle componenti governative della sinistra. Ma accanto alla diseguaglianza economica cresce quella relativa alla partecipazione democratica alle scelte delle istituzioni governative, ai vari livelli, dalla Commissione Europea ai Consigli comunali e uno dei temi su cui la caduta della partecipazione è stato più rilevante riguarda le finalità e le modalità della Difesa, o per meglio dire della promozione della pace e della sicurezza fra i popoli e gli Stati.

Il discorso sarebbe lungo e riguarda il post leva obbligatoria nei tanti paesi europei che l’hanno furbescamente sospesa. Proprio mentre la crisi delle banche e degli istituti finanziari è stata affrontata facendo pagare ai cittadini i loro debiti e speculazioni con i tagli ai capitoli essenziali delle spese sociali, le spese militari hanno continuato il loro trend di crescita, a volte assoluta, a volte relativa alla composizione del totale della spesa pubblica nazionale. Oltre a enucleare un nocciolo di potere economico/politico che trova in alcuni casi esemplari la sua manifestazione. I sottomarini tedeschi alla Grecia, gli F35 all’Italia.

Da questo punto di vista mi ha stupito che nelle comunicazioni degli amici europei che ci hanno preceduto siano stati assenti accenni al tema della difesa nel dibattito europeo.

Con il prossimo Consiglio comunitario di Dicembre 2013 quali scelte verranno fatte?

Andranno in direzione della applicazione della Difesa duale votata nel 1999 a Helsinky oppure, sotto il mantra della riduzione dei bilanci nazionali (parziale e concentrata sul personale) l’Unione Europea sosterrà che l’unica difesa esistente è quella degli eserciti, per di più professionali e totalmente fuori da ogni forma di partecipazione democratica?

Non mi paiono esperienze di forma democratica ad esempio le modalità con le quali in Italia nell’autunno del 2012 è stato approvato dal Parlamento la cosidetta Riforma Di Paola.

Sbilanciamoci assieme a altre reti dovrà impegnarsi verso i parlamentari nell’esame e conversione dei decreti delegati di quel provvedimento che sono arrivati in Parlamento.

Siamo anche consapevoli di un grande risultato simbolico, mediatico e quindi politico che il movimento ha realizzato fra il 2012 e il 2013. La campagna contro gli F35 è arrivata nelle menti delle casalinghe e dei disoccupati!

Dobbiamo continuare e adattarlo alle diverse condizioni e temi che avremo di fronte.

L’altro tema (ne taglio altri per ragioni di tempo) che richiamo è quello del servizio civile. Ma non solo nell’ottica della difesa con i denti del piccolo servizio civile che abiamo conosciuto dal 1972 e poi dal 2001.

Sbilanciamoci nella sua controfinanziaria farà le proposte economiche di merito.

Vorrei invece dedicare una parola sul contributo che il SCN dovrebbe portare nell’attuale fase storica, dove come altri hanno detto abbiamo 2.2 milioni di giovani neet, dove si propone come via di uscita nella creazione di lavoro l’investimento nella gren economy, nelle politiche di cura (dalle persone ai beni comuni) nella mia convinzione che la frontiera della pace oggi passa nella promozione della volontà e capacità di affrontare in modo nonviolento i conflitti.

La sfida che vedo è quella di un servizio civile nazionale rivolto prioritariamente, almeno per i prossimi anni, alle centinaia di migliaia di giovani residenti nel nostro Paese non solo senza lavoro, ma senza speranza di trovarlo, senza fiducia nella legalità, con la loro autostima sotto i piedi e affascinati dalle scorciatoie.


Al nostro Paese e all’Europa serve un servizio civile per tutti coloro che lo chiedono.