26/8/2013

ARCI SERVIZIO CIVILE PER UNA CULTURA DELLA SOLIDARIETA’


ARCI Servizio Civile Friuli Venezia Giulia vuole esprimere solidarietà e sostegno ai movimenti che chiedono la chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), la riforma in tal senso della legge 189/2002 (Legge Bossi-Fini) e la tutela dei diritti dei cittadini migranti, a seguito degli episodi verificatisi in diversi centri nazionali.


In particolare in quello di Gradisca d'Isonzo (GO), già agibile solo per un terzo dopo le rivolte del 2011, una protesta è scoppiata quando gli immigrati hanno chiesto di poter rimanere negli spazi aperti in occasione della fine del Ramadam la sera del 10 agosto e per tutta risposta le forze dell’ordine in assetto antisommossa hanno cominciato a lanciare lacrimogeni e ad usare i manganelli. Nel tentativo di fuga seguito a questo episodio due persone sono cadute dal tetto e una è tuttora ricoverata in gravissime condizioni. Diverse associazioni della società civile hanno indetto una manifestazione lo scorso 17 agosto cui i trattenuti al campo stessi hanno partecipato dal tetto dell'edifico.


Nella manifestazione sono state denunciate le restrizioni delle libertà personali ingiustificate e ormai divenuto prassi nel CIE e causa delle precedenti rivolte: divieto dell’uso dei cellulari, divieto di possedere libri, quaderni, penne e matite, divieto di utilizzo degli spazi esterni e della mensa (i pasti venivano consumati nelle stanze), mancanza di lenzuola. Tutti provvedimenti che esulano dallo scopo del campo e mostrano la natura punitiva ed inumana del trattenimento. L'associazione Medici per i Diritti Umani (MEDU), che non esita a definire i CIE come sempre più simili a lager, ha sottolineato le seguenti criticità nel rapporto del maggio 2013: inadeguatezza strutturale, carenza negli spazi ed attività ricreative, difficoltà di accesso al sistema sanitario e alle cure sia di base che specialistiche, frequenti atti di autolesionismo, utilizzo indiscriminato di psicofarmaci, bassi standard di servizi socio-legali, sostanziale inefficacia del prolungamento a 18 mesi del trattenimento ai fini dell'identificazione. Criticità che l'on. Pellegrino (SEL) e Gianfranco Schiavone (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione), hanno riscontrato nell'ispezione effettuata nei giorni precedenti la manifestazione a Gradisca e che continuano tutt'ora (l'ultimo caso di autolesionismo è stato l'ingoio di una lametta il 13 agosto).


ARCISC FVG, che ha come capisaldi la promozione di una cultura della pace e della solidarietà, si unisce quindi alla campagna promossa dalla rete LasciateCIEntrare, chiede che vengano rispettati i fondamentali diritti e la dignità umana dei trattenuti nei campi e si auspica che le istituzioni si muovano nella direzione di abolizione dei CIE che la stessa presidente della regione, Debora Serracchiani, ha definito come “luoghi di cui si debba assolutamente fare a meno”.