25/4/2016

Pietro Pinna ha concluso il suo cammino


Nella storia della nonviolenza italiana grande rilievo ha la storia di Pietro Pinna, che insieme ad Aldo Capitini fu il fondatore del Movimento Nonviolento.


Ricordato come il primo obiettore di coscienza “politico” italiano – la sua storia è raccolta nel libro autobiografico “La mia obiezione di coscienza” – ha speso la sua vita per la costruzione della nonviolenza organizzata nel nostro Paese, a partire dalla sua obiezione a vent’anni, proseguita in un’azione coerente e decisa volta al disarmo unilaterale, rifiuto assoluto della guerra e cioè della “carneficina di massa” in cui consiste.



Dopo gli anni di carcere militare a cui fu sottoposto per il suo rifiuto del servizio militare obbligatorio, si impegnò attivamente per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. La sua presenza accanto a Capitini ha consentito la nascita e il caratterizzarsi del piccolo tenace Movimento del quale è stato per decenni il principale responsabile e animatore e nel 1964 la nascita della rivista Azione nonviolenta, della quale è stato fino ad oggi direttore responsabile.


Non si nascondeva le difficoltà: già contenere le spese militari e proporre un diverso modello di difesa gli sembravano obiettivi importanti da perseguire, senza tacere però un fine più alto e risolutivo e per quello lavorare.


Fino all’ultimo non ci ha fatto mancare la sua attenzione e il suo consiglio. In un libro, “Nonviolenza in cammino”, ha narrato la storia del Movimento nel primo trentennio, dal 1962 al 1992, che sono stati gli anni del suo maggiore impegno diretto.


L’elaborazione delle posizioni del Movimento attraverso i congressi, la rivista, il gruppo di azione nonviolenta, le marce antimilitariste, le riprese non rituali della Perugia Assisi, le marce che chiamavamo “specifiche” perché caratterizzate da una precisa scelta nonviolenta, i campi internazionali di lavoro, studio, addestramento alla nonviolenza, le vacanze studio per famiglie e altro ancora, sono stati possibili in quegli anni principalmente per la sua iniziativa.


Dopo di allora abbiamo cercato di proseguire il cammino della nonviolenza. Da lui costante ci è giunta la richiesta, che era anche di Capitini, di far sì che il presente sia meglio del passato. Ci proviamo, spesso non ci riusciamo. Ci ammoniva: “Non dobbiamo essere i ripetitori di noi stessi. La realtà vive nel presente, e il tuo essere è qui, null’altro che con le tue forze attuali, impegnato a soddisfare le esigenze col tuo modesto ma rigoroso contributo, e riconoscente che altri vi siano a darne uno più rilevante e meritevole”.


Pietro PinnaPiero, per tutti – ha avuto sempre chiaro che non si può sconfiggere la guerra senza eliminarne lo strumento che la rende possibile, gli eserciti. E in questo impegno per la nonviolenza specifica – fatto di disobbedienze civili, marce antimilitariste, azioni dirette nonviolente per il disarmo unilaterale – ha speso ogni momento della sua esistenza, coerente e rigoroso soprattutto con se stesso, sempre aperto all’incontro con l’altro nella tensione e familiarità della ricerca della verità. La vita lo ha sottoposto a prove terribili, il suo corpo è stato colpito duramente, ma il suo animo non si è mai piegato, sempre rivolto alla ricerca della bellezza nelle persone come nell’arte, nella musica, nella letteratura e nella poesia".


(fonte: Movimento Nonviolento)