3/12/2015

In Friuli Venezia Giulia si sperimenta la riconversione delle aree militari


Spazi un tempo inacessibili possono diventare luoghi di socialità. Perchè il numero delle zone ex militari da convertire a usi civili è destinato a crescere. Ne è un esempio il Friuli-Venezia Giulia, che nel 1945 è diventato una grande “fortezza”, tanto che nel 1974 le attività militari coinvolgevano 150 comuni su un’estensione pari a quasi la metà della regione. Dopo il crollo del muro di Berlino molte sono diventate inutili e abbandonate. Manca una regia per recuperarle. Per questo è nato Fortezza Fvg, un progetto che parte a piedi, alla scoperta dell’ eredità della Guerra fredda in Friuli Venezia Giulia. Un fitto programma di passeggiate iniziate nel 2013, guidate dall’ architetto Moreno Baccichet del circolo di Pordenone di LegAmbiente, ha portato un gruppo di attivisti dell’associazione in ogni angolo della regione.


Le incursioni in vecchie caserme, polveriere, poligoni, postazioni dei battaglioni d’arresto, hanno offerto lo spunto per due giornate di studio e numerosi dibattiti, appuntamenti che a maggio 2014 proseguono ancora oggi. Sono stati pubblicati in libro e una video-inchiesta disponibile su YouTube. L’obiettivo è portare sul tavolo delle istituzioni la questione del riutilizzo delle opere militari abbandonate, le macerie della “fortezza” costruita per difendere l’ Italia dall’ avanzata del nemico comunista. Sono 400 i beni demaniali inutilizzati, per lo più lasciati al degrado, in attesa di essere riconvertiti.


E non è solo alle istituzioni che si rivolge il progetto Fortezza Fvg, ma anche ai cittadini, che spesso considerano gli spazi ex militari come ancora inacessibili. Lo sottolinea Walter Coletto, che per LegAmbiente ha realizzato su google una mappa participata delle aree dismesse in regione: “Ci siamo accorti che zone abbandonate da anni sono vissute come corpi estranei alle città e alle comunità. Si sa che ci sono, ma nessuno si pone il problema di riutilizzarle. Eppure - insiste Coletto - sono estensioni importanti, dai 6 ettari in su. Costruendo la mappa, per esempio, nella campagna pordenonese abbiamo scoperto un’area addestrativa di cui si era persa traccia”


Per LegAmbiente è dagli esempi virtuosi di recupero che bisogna partire per riappropriarsi delle tante aree dismesse: a Cormons una vecchia caserma è oggi un parco urbano, a Spilimbergo un parco fotovoltaico, a San Vito al Tagliamento diventerà il nuovo carcere, e così altri luoghi.


“La nostra fortezza, come la “Bastiani” del Deserto dei Tartari di Dino Buzzati, non è mai servita agli scopi per cui era nata. Ma – afferma l’architetto Moreno Baccichet - almeno era un sistema di difesa costruito secondo una logica precisa, che rispondeva alle strategie military dell’ epoca. Oggi, invece, la dismissione che a Roma non si percepisca la diversità della nostra regione. Ci sono esempi virtuosi, come quello di Piacenza, per la riconversione di alcune caserme in città. In quel contest vanno benissimo, ma non basteranno per la Fortezza Fvg”.


Il libro La Fortezza Fvg: dai paesaggi della guerra fredda alle aree militari dismesse è disponibile nella sede di ARCI Servizio Civile FVG in via Fabio Severo 31 a Trieste.