26/5/2014

Trieste on Sight 2014

Capire i conflitti – praticare la pace


Mercoledì 11 giugno 2014 secondo appuntamento di Trieste on Sight 2014, promossa da ARCI Servizio Civile in coorganizzazione con il Comune di Trieste, il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trieste e la collaborazione della Consulta Giovanile di Trieste e RadioinCorso.


Al Polo di Aggregazione Giovanile Toti in via del Castello 1, a Trieste, verrà proposto un incontro sul tema Capire i conflitti, praticare la pace dove dall’esperienza storica della Grande Guerra si vuole ritrovare le motivazioni per la pace e la convivenza pacifica attivando una costruzione del sé per vivere la vita da protagonista responsabile e formare i giovani alle tematiche della Nonviolenza attiva, e della difesa non armata della patria, principio di base del Servizio Civile.


Il filo conduttore è il tema del conflitto, inteso come dinamica che agisce in più livelli (politico, sociale, interpersonale e interiore), spaziando dall'esperienza storica della prima guerra mondiale ai conflitti in atto nel mondo, a quello che i giovani possono sperimentare quotidianamente nei loro contesti di vita.

Prendere in esame l'esperienza storica della prima guerra mondiale, accompagnata da testimonianze della storia presente non significa più occuparsi di eventi lontani dalla propria vita, né attivare curiosità per le armi e le battaglie ma bensì di accrescere la propria consapevolezza rispetto alla tragedia della guerra.


Alle ore 18.00 verrà proiettato il film SCEMI DI GUERRA – La follia nelle trincee.
Sono tanti i volti disorientati e terrorizzati che popolano le fotografie e i filmati realizzati durante e dopo la Prima Guerra Mondiale. La perdita di sé che si legge in questi volti evoca una delle vicende più dolorose e tuttavia meno note della Grande Guerra: l’enorme diffusione della malattia mentale tra i combattenti. Attraverso i diari, le lettere, le cartelle cliniche, i filmati d’epoca, le testimonianze di storici autorevoli, Scemi di guerra accompagna lo spettatore in un “labirinto della follia” : il viaggio, spesso senza ritorno, dei soldati impazziti sui campi di battaglia.


Il conflitto, che travolge l’Europa tra 1914 e 1918, ha proporzioni inimmaginabili. Gli armamenti dispiegati dall’industria bellica rappresentano per quantità e potenzialità distruttiva un’atroce innovazione, il continente è percorso da una trincea ininterrotta e il solo fronte italiano si allunga per più di seicento chilometri tra lo Stelvio e l’Adriatico, alla fine si conteranno 9 milioni di morti e 20 milioni di feriti. E’ una guerra moderna, di massa che rappresenta una cesura e che sconvolge abitudini, coscienze e rappresentazioni.


Per soddisfare le esigenze belliche gli stati ricorrono alle nuove armi della propaganda.

Milioni di uomini vengono incitati a indossare la divisa e i civili rimasti a casa debbono lavorare per la patria.

Il martellamento della propaganda prefigura quello delle artiglierie nelle trincee: i bombardamenti che precedono gli assalti possono durare giorni interi e lo stress per i soldati diviene intollerabile. Non possono muoversi, si accucciano in fosse malsane e infestate di topi e immondizie, i cecchini sparano anche da pochi metri e il controllo disciplinare è inevitabile. Sui campi di battaglia inizia una lotta parallela, sotterranea e non meno devastante: quella tra la psiche dei combattenti e la macchina bellica schiacciante. Così la prima “guerra totale” della storia genera un’ennesima conseguenza drammatica: la malattia mentale diviene un fenomeno di massa.

Al disagio psichico più diffuso gli psichiatri inglesi danno un nome preciso: shell shock, altrove definito con la dicitura più generica di nevrosi traumatica. Si tratta di una malattia che i medici avevano individuato fissandone le coordinate, già a meta Ottocento, tramite l’osservazione di quanti restavano paralizzati e in stato confusionale in seguito agli incidenti nelle fabbriche. Nel corso della guerra, negli ospedali delle retrovie e nelle cliniche dell’interno, affluiscono malati incapaci di muoversi, di ricordare, di comunicare, afflitti da incubi notturni. La psichiatra è impreparata e rapidamente si trasforma in un braccio disciplinare dell’esercito: i medici devono restituire velocemente gli uomini al servizio militare, preoccupandosi solo di soffocare i sintomi. Si diffonde ovunque l’utilizzo di terapie dolorose, in primo luogo il trattamento con la corrente.

Grazie ad un lungo lavoro di ricerca condotto nei principali archivi audiovisivi italiani ed europei,il documentario porta alla luce le terribili immagini dei filmati scientifici girati dagli psichiatri nelle cliniche: sequenze scioccanti e rare che ritraggono soldati seminudi costretti a vagare nei cortili, nei corridoi degli ospedali e filmati delle sedute di applicazione della corrente.

Attraverso un montaggio serrato, in cui il repertorio si alterna alle riprese delle trincee oggi, il film intende restituire visivamente la durezza di un’esperienza tanto traumatica.


Tra le vittime delle prima guerra moderna e di massa, che ha completamente trasformato il mondo, si devono dunque contare i soldati che sopravvissero traumatizzati, incapaci di parlare, senza più memoria del passato. Sono i soldati, a lungo dimenticati dalla Storia, che la tradizione popolare ha chiamato gli scemi di guerra


Saranno presenti il regista Enrico Verra, lo storico Lucio Fabi e Carlo Mayer di “Progetto Scampare la Guerra”.