5/3/2014

Intervista a Licio Palazzini su “ServizioCivileMagazine”


Su “ServizioCivileMagazine”, giornale d’informazione sul mondo giovanile, vengono affrontati i principali nodi che oggi imbrigliano il mondo del servizio civile con una intervista a Licio Palazzini, Presidente Nazionale ARCI Servizio Civile e neo presidente della Conferenza Nazionale enti per il Servizio Civile, a firma di Katia Tulipano.


Presidente, come valuta la mancata assegnazione di una delega per il servizio civile nazionale da parte del nuovo Governo?

Rispetto all’aspettativa che subito ci fosse una delega per il servizio civile rileviamo un’altra volta la difficoltà delle istituzioni nel governare mondi delicati: penso al servizio civile, ma anche alla famiglia e a tutti quei settori in cui c’è necessità che la politica prenda la responsabilità per sciogliere i nodi che li caratterizzano ed invece restano settori tutti indistinti. Mi auguro che nei prossimi giorni la situazione si chiarisca. Noto però da subito che, salvo non sia il Presidente del Consiglio o il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a farsene carico, non ci sarà la presenza di un delegato politico del servizio civile in Consiglio dei Ministri. Il servizio civile, per poter anche cominciare a rispondere agli stimoli che il Presidente del Consiglio ha ripetutamente lanciato, ha invece necessità di essere in Consiglio dei Ministri.


Il nuovo Presidente del Consiglio ha più volte fatto riferimento nei suoi discorsi al servizio civile lanciando proposte di un servizio civile “europeo”,“universale” e “obbligatorio”. Di cosa si tratta e soprattutto, Lei cosa ne pensa di queste proposte?

Innanzitutto sottolineo il dato politico più rilevante: non era mai successo nella storia della Repubblica che un Presidente del Consiglio parlasse in modo così accalorato della prospettiva del servizio civile. C’è stata la fase di Prodi, dopodiché si è smesso di parlare di servizio civile. Altrettanto positivo è il fatto che siano state lanciate delle definizioni che però attendono di essere concretizzate: servizio civile “universale”, ad esempio, può voler dire servizio civile obbligatorio o, come pensiamo noi, servizio civile per tutti quelli che lo chiedono. Ancora, servizio civile “europeo” può voler dire che nell’anno di servizio civile nazionale c’è un periodo svolto in un altro paese o può significare un servizio civile fatto nello stesso modo in tutti gli Stati dell’Europa. Noi, come organizzazioni sociali, avremo la nostra responsabilità di proporre delle risposte, ma la prima risposta deve darcela chi ha lanciato il sasso, anche perché oggi è diventato Presidente del Consiglio.


Restiamo in Europa. Servizio Civile e Garanzia Giovani:
cosa può dirci?

Le aspettative che avevamo rispetto al piano “Garanzia Giovani” erano molto alte. Di preciso ci aspettavamo che i giovani che svolgono servizio civile potessero fare un percorso di acquisizione di competenze, di capitale umano, di capitale sociale, di competenze trasversali, che alla fine dell’anno di servizio civile trovassero una validazione e certificazione su scala regionale, ma anche su scala nazionale ed europea. Inizio a dubitare seriamente che ciò possa realizzarsi. Le notizie che arrivano sono molto frammentarie: non sappiamo neanche se si procederà con linee di progettazione autonome per servizio civile e garanzia giovani o si procederà con una linea di progettazione ordinaria.


Nei giorni scorsi il presidente del FNSC, Enrico Maria Borrelli, ha sollevato diversi dubbi circa l'effettivo utilizzo del servizio civile nell'ambito della "Youth Guarantee” in ragione dell’assoluta discrezionalità delle Regioni nello scegliere con quale misura attuare Garanzia Giovani sul proprio territorio. Lei cosa ne pensa?.

Secondo me rappresenterebbe un ennesimo vulnus ad una gestione leale e collaborativa tra diverse istituzioni dello Stato. La Legge n. 64 del 2011 in questo momento è organizzata in modo -condivisibile o meno, noi infatti abbiamo delle perplessità - da prevedere bandi cui partecipano sia enti nazionali che enti di dimensione regionale. Garanzia giovani è affidata alle Regioni: io mi aspetto che le Ragioni guardino la sostanza, ossia come mobilitare tutte le organizzazioni di servizio civile operanti sul proprio territorio per dare ai giovani possibilità di scelta e realizzazione di questa esperienza. Se così non fosse sarebbe un problema politico aggiuntivo che andrebbe a complicare le prospettive di riforma del servizio civile di cui parlavo prima.


Da tempo il mondo del servizio civile auspica e sta lavorando a diverse proposte di riforma del servizio civile. A che punto siamo?

Come ho già detto, non era mai successo che un Presidente del Consiglio, ma anche molti parlamentari, parlassero apertamente di servizio civile universale o di servizio civile obbligatorio. Si tratta di proposte che guardano ad un servizio civile per decine di migliaia di giovani. Questo da una parte conferma alcuni testi di riforma, ma dall’altra parte introduce la novità sostanziale delle dimensioni del servizio civile cui molto spesso è collegata la questione del finanziamento pubblico e privato, intendendo per privati il concorso delle organizzazioni accreditate. Io introduco un altro elemento di innovazione: un passaggio da un servizio civile per micro progetti ad un servizio civile per programmi in cui vengano individuati obiettivi di contenuto da realizzare possibilmente su territori vasti. Si introdurrebbe quindi una maggior “leggerezza” nella costruzione del progetto con un conseguente ampliamento della possibilità di partecipare alla realizzazione del servizio civile anche ad altri soggetti in cambio però di un’estensione dell’attenzione ispettiva che oggi è in capo al solo Dipartimento del servizio civile e a qualche Regione. Sappiamo da fonti ufficiali, infatti, che dieci regioni hanno dichiarato di non aver proprio fatto le ispezioni. E’ invece importante che si attui un alto livello ispettivo al fine di garantire che i giovani possano avere un’esperienza di qualità e tra le organizzazioni si superino i dislivelli che oggi ci sono di alcuni che investono sul servizio civile ed altri che se ne approfittano.


fonte: “ServizioCivileMagazine”