OrtiInReteFVG

10-11-2017


Un viaggio tra gli orti del Friuli Venezia Giulia, ma soprattutto tra le diverse sfumature sociali e culturali che l’orto può assumere. Si è tenuto giovedì 19 ottobre a Trieste, presso il Padiglione I di San Giovanni, a cura di ARCI Servizio Civile, Legambiente e Il Progetto, il primo incontro sul tema degli orti, che ha coinvolto alcuni dei ragazzi del servizio civile nazionale e solidale, ma anche tutti coloro che oggi risultano sensibili alla tematica, sempre più attuale, dell’“economia solidale”.

Orti in Rete. Il titolo scelto rappresenta perfettamente il duplice intento del progetto: creare una rete con finalità ecosostenibili e solidali, di cui i progetti raccontati sono un valido esempio da seguire anche in altre realtà, e delineare le buone pratiche da attuare per organizzare una filiera produttiva ecosostenibile.

I protagonisti della serata sono stati, nell’ordine, Legambiente Pordenone con il progetto Orti in Città, l’Associazione Le Rivindicules di Castelnovo del Friuli con il progetto Gno Ort ed infine Urbi ed Horti, progetto sugli orti comuni nel Comune di Trieste.

L’esperienza Orti in Città, descritta da Martina Bellucci e Benedetta Grizzo, volontarie che hanno svolto il servizio civile presso Legambiente Pordenone, ha permesso di inquadrare alla perfezione il valore sociale che l’orto può assumere all’interno della comunità. Un assaggio di questo valore è stato trasmesso attraverso il trailer di un video-documentario che vede protagoniste, prima di ogni altra cosa, le persone. L’orto diviene così sinonimo sia di impegno quotidiano, ma anche di passione, coesione sociale e senso di accoglienza.

La seconda esperienza, Gno Ort, presentata da Gianfranco Cozzi dell’Associazione Le Rivindicules di Castelnovo del Friuli, vuole evidenziare il valore storico dell’orto. L’intervento ci insegna come la coltivazione deve essere supportata dalla conoscenza delle varietà locali di ortaggi e frutti. La storia dei prodotti, e il duro lavoro degli agricoltori del passato, devono essere il punto di partenza per il futuro. Viene presentato l’esempio della cipolla rosa della Valcosa, presidio slow food, e con essa si vuole valorizzare il concetto di orto di casa focalizzato sulla coltura dei prodotti locali.

Infine, l’ultima esperienza è quella triestina Urbi et Horti. Si tratta di un progetto nato nel 2011 che negli anni ha ampliato le sue visioni e capacità di coinvolgimento della realtà cittadina. Gli spazi della città diventano orto e acquistano significato. L’orto diventa bene comune. Il bene comune è simbolo di condivisione. Solidarietà. L’esperienza Urbi et Horti è significativa perché ha coinvolto tutti, dagli adulti agli anziani e bambini, attraverso esperienze di formazione, accrescimento delle competenze e la consecutiva nascita dei “nuovi contadini urbani”. La collaborazione con le associazioni, gli operatori, il Comune di Trieste e i cittadini ha permesso all’idea di trasformarsi in un progetto ormai di larghe vedute, inserito in una rete sociale di partecipazione.

Un viaggio tra la storia, il valore sociale, culturale e produttivo dell’orto, che ha fatto assaporare ai partecipanti non solo l’entusiasmo dei relatori, ma anche i sapori che l’orto può regalarci, grazie ad una degustazione dei prodotti tipici regionali della filiera eco-solidale. L’obiettivo di queste esperienze è quello di creare ulteriori opportunità di integrazione tra le filiere produttive, curandone le relazioni, e, contemporaneamente, educare alla cultura del buon vivere e del consumo consapevole.

Il prossimo incontro si terrà sabato 11 novembre alle ore 11.00 ai Musei Provinciali di Palazzo Attems-Petzenstein in Piazza E. de Amicis 2 a Gorizia.